giovedì 4 gennaio 2018

Presepe vivente 2017 (Pimonte - NA - Valle Lavatoio - Frazione Franche

Presepe vivente 2017
Da Wikipedia.
Il presepe vivente (o presepio vivente) è una tradizione cristiana consistente in una breve rappresentazione teatrale che ha lo scopo di rappresentare, con l'impiego di figuranti umani, la nascita di Gesù in una scenografia che viene costruita per ambientare la vicenda della natività.
Il primo presepe vivente della storia fu opera di San Francesco d'Assisi, nel borgo di Greccio, presso Rieti,  nel 1233. 

Da allora, la tradizione si diffuse nel resto d'Italia e negli altri Paesi cristiani. Oggi, i presepi viventi sono organizzati pressoché in tutto il mondo occidentale cristiano, non solo cattolico, ma anche da parte di fedeli di altre Chiese. Il periodo in cui vengono svolti è quello delle festività natalizie.
Ad organizzare i presepi viventi sono, per lo più, intere città,frazioni (o loro quartieri) e i figuranti sono solitamente loro abitanti.
L'ambientazione non è necessariamente quella dell'epoca della nascita di Cristo, ma, spesso, il presepe vivente costituisce l'occasione per mostrare antichi mestieri del luogo ormai in via di scomparsa

Questa XXV edizione del Presepe Vivente (Dr. A. Grosso)
Pimonte nella Valle Lavatoio è occasione per condividere alcuni frammenti della ricca storia di questi luoghi ... oggi voglio ricordare una famiglia importante che abitava Pino, la collinetta che dalla valle si  raggiunge in breve tempo ... Paride del Pozzo (dal Pozzo, de Puteo, Aputeo, de Puzzo, Apuzzo),.
Paris de Puteo, nato da Carlo (Carletto) e da Agnese, nacque nel 1411 (o 1413, su Wikipedia 1410) a Pimonte, nel ducato di Amalfi, come afferma il Giannone, morì nel 1493 a Napoli, sepolto nella chiesa di Sant’Agostino.Altri autori (Gaetano Martucci, 1786) ritenendolo morto ad ottanta anni lo vogliono nato nel 1413, l’anno dopo il trasferimento della famiglia da Pimonte a Castellammare di Stabia). 
Il Camera, citando un documento del  1314 colloca la famiglia in Pimonte già nei primi anni del Trecento. Carletto de Puteo, magistrato ai tempi di re Ladislao I di Napoli, detto il Magnanimo, o Ladislao di Durazzo (Napoli, 11 luglio 1376 – Napoli, 6 agosto 1414), che lo onorò della cittadinanza di Castellamare di Stabia, si trasferì da Pimonte in Castellammare nel 1412.
Candida Gonzaga li ritiene presenti nel Napoletano ed in Sicilia, dal sec. XIV, discendenti da una potente famiglia lombardo-piemontese. Sembra che la famiglia di Paride avesse origine longobarda e provenisse da Alessandria della Paglia (ducato di Milano, come attesta il patrizio Giulio Claro di quella stessa Città il quale nel citare il nostro autore afferma: e patria mea sin oriundur).

lunedì 2 gennaio 2017

mercoledì 7 ottobre 2015

San Michele 2015

San Michele, “chi come Dio?”, è il capo supremo delle milizie celesti
degli angeli fedeli a Dio. Antico difensore della Sinagoga, è patrono
della Chiesa Universale che lo invoca nel sostenere la lotta contro le
forze del male. 
La devozione è presente anche a Pimonte in provincia di Napoli.
 

Una leggenda narra che l’Arcangelo scacciò Sant’Angelo a Tre Satana, dai dirupi del picco mentre tentava i due santi (Catello e Antonino): il demone nel Pizzi, fuggire urtò contro una roccia calcarea lasciando la propria impronta. Da qui il nome del luogo "ciampa del diavolo". Nel conosciuto come tramandarsi di questo racconto si nasconde una storica verità: la sconfitta delle reliquie del paganesimo, scacciate dalla diffusione del culto di San Michele, il cui oratorio sovrastava l’antico tempio pagano.
“La lotta tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, tra Michele e Satana si perpetua incessante nel cuore degli uomini e della natura” (F. Di Capua).

giovedì 25 dicembre 2014

lunedì 8 dicembre 2014

Tammurriata di Pimonte



Roberto De Simone nel suo libro "Canti e tradizioni popolari in Campania" edito da Lato Side nel 1979, a cura di Giuseppe Vettori, descrive, tra l'altro, la Tammurriata Pimontese.


Questa “tammurriata”, oltre il suo ritmo ed una propria identità melodica, presenta diverse particolarità.
Innanzitutto particolare è la linea melodica del primo cantatore che alterna continuamente il tradizionale impianto di modo maggiore (con i1 quarto grado alterato), ad un modo minore nelle cadenze.


Interessanti sono anche i testi, il primo dei quali si riferisce alla famosa "Fenesta ca lucive", generalmente conosciuta attraverso la ottocentesca e napoletana canzone di fattura melodico-romantica.
Il secondo testo è addirittura la versione autentica di "Spingo1e francesi" alla quale Salvatore Di Giacomo attinse per la sua notissima ed omonima canzone.


Inutile dire che qui i due brani appaiono nello loro più vera luce di testi  emblematici, il cui linguaggio è da rapportarsi sempre al tessuto significativo della tradizione magico-rituale.

Si noti, infatti, specialmente nella versione di "Fenesta ca lucive", il continuo rapporto tra immagini associate alla morte, addirittura al macabro, e le costanti allusioni erotiche nelle interpolazioni.
Infine è da notare anche la considerevole quantità di queste interpolazioni nei canti dove queste, oltre che presentarsi nelle solite forme ottonari (filastrocche o "barzellette"), si presentano addirittura nelle stesse forme endecasillabate dei canti.



mercoledì 8 ottobre 2014